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La sonnambula

di Fosca Barberini

 

È notte. Nella grande camera matrimoniale due corpi sdraiati e immobili, riposano tra le coltri antiche. Il grande letto di palissandro con intarsi in madreperla, troneggia al centro della stanza. Le testiere, alte e squadrate, ne disegnano i confini, silenti guardiane dei riposi come delle veglie. A destra e a sinistra del lettone, i due comodini con i ripiani in marmo rosa, uno carico di libri, l’altro di polvere. Due luci notturne completano l’arredo. Due “appliques” color avorio, i pendagli in cristallo che riflettono ombre cangianti. Sopra il mastodontico giaciglio, una Madonna in nero piange da un quadro antico, tutte le sue lacrime. Di fronte, l’armadio a cinque ante con altrettante specchiere che anche di notte emanano bagliori, risucchiando qua e là, raggi di luce dai più lontani anfratti. Sul lato destro, il cassettone con quattro grandi cassetti guarda di sbieco la porta aperta.
Dalla casa nessun suono, solo il pigro sfogliare di pagine. Una luce è accesa, un uomo legge, coricato sul fianco, le spesse lenti da presbite calate sul grosso naso aquilino. Di fianco a lui, una donna si rigira irrequieta tra le coltri, tormentando il cuscino ormai caldo. – Uffa..- sbuffa spazientita- Che c’è?- chiede l’uomo laconico, senza smettere di leggere, le spalle alla donna.- Freddy, e spegni sta luce! Non riesco a dormire! - L’uomo finge di non sentire, è sempre così, tutte le sere, ormai da anni. – Domani chiamo Filomena. Io non ce la faccio più! Quattro figli so troppi, Freddy, poi ci sta o’ lavoro, a’ casa, a’ spesa, e pulizie..io nun cia faccio. Che dici? La chiamo?- Nessuna risposta, solo il lento perpetuo frusciare di carta stampata.
– Freddy!- Incalza la donna.
- Ma che vuoi? Si può sapere? E famm’ leggere in pace!- La donna torna a girarsi, ora gli dà le spalle, è arrabbiata.- Na vota che m’ascoltasse.- Lui mette giù il libro per un istante e senza voltarsi – Ninè, fa chillo ca vuò tu! Chiama a chi vuò tu! Nun m' scuccià!-

Ora lei sembra contenta e si sistema le coperte fin sotto il mento. Poi improvvisa, un’idea le balena in testa, si alza nel letto scaraventando in aria la trapunta – Ci hò penzato! Meglio Maddalena, quella, Filomena è invadente, chiacchiera e perde tempo. Io non sono capace… e mi fa fessa. Si, meglio Maddalè.- e fulminea e inesorabile come l’uragano, trascina su di sé, i vari strati di coltri. L’uomo, che non si è mosso di un millimetro, osserva le coperte sfuggire via e ammucchiarsi sul deretano della moglie. Finite le manovre, impassibile, rificca il naso nel libro.
– Ma che stai leggendo di così interessante?- Ritorna alla carica.
– Ahh!! Ninè! Mo basta! – alza la voce suo malgrado.
- Ssttt! Statte citto! – sibila lei – i ragazzi dormono – ciò messo un’ora per addurmi Manuela! – Nel silenzio solo il monotono tic-tac dell’orologio sul comò.- Freddì…eddai!- L’uomo si rassegna, sa bene che finché non spegnerà la luce, lei non si darà pace. Sa bene che, nello stesso istante in cui spegnerà la luce, lo sbuffo ripetitivo del respiro di lei, invaderà il silenzio, col suo ronzio regolare. Guarda l’orologio, le undici e mezza. Il libro si chiude con uno schiocco sordo, si allunga verso la pila di libri e lo deposita in cima, delicatamente, potrebbero cadere e lei si sveglierebbe. Dio non voglia! Spegne la luce. Nel buio un sospiro di sollievo. Lei si accomoda, si rincantuccia nel suo calore. Lui, lentamente scivola di fianco a lei, i piedi si allungano, cercando quelli di lei, ghiacciati, come sempre. E quel contatto consueto e rinnovato da sempre, inspiegabilmente lo placa, e piano piano, si arrende al sonno.
Le due di notte, una sensazione, non si spiega il perché, la sveglia di colpo. Il rumore impercettibile le fa spalancare gli occhi nel buio. Di fianco a lei, lui russa pacifico, la bocca spalancata verso il soffitto buio. Scruta il buio, le orecchie all’erta, tese nello sforzo di percepire e di colpo la vede. Un’ombra bianca, leggera, impalpabile, ai piedi del letto. Sente i capelli rizzarsi come dolorosi fili di ferro sul cranio ghiacciato. Oscilla vaga come mossa da una sottile brezza. La donna tocca dolcemente il gomito caldo del marito. – Freddì - sussurra piano. Uno sbuffo, e lui si gira voltandole le spalle – Russo? lo so “scardella”, mo' smetto, dormi.- Lei fissa desolata la grossa schiena sollevarsi ritmicamente. La paura si insinua nelle ossa. – Freddì ...- ci riprova, è spaventata, la cosa si muove con lentezza ossessiva lungo il bordo della testiera. La voce tesa lo fa svegliare di colpo.
- Ninè! Che succede? Stai male?-
- Non muoverti Freddì, abbiamo ospiti.-
Lui cauto volge il capo verso di lei e finalmente la vede. Un sussulto si blocca in gola e rimane così, immobile e sospeso, ad osservare incantato l’esserino che, sospeso nel vuoto passeggia sulla testiera del letto.
- Non muoverti – le sussurra piano – immobile Ninè, ora provo ad alzarmi.- E con estrema cautela scivola fuori dalle calde coltri. Si stropiccia gli occhi, forse è colpa della sonnolenza, sta ancora sognando, ma quando li riapre l’ombra bianca è ancora lì, impalata nel vuoto, statica e rigida come il marmo. Senza fare il minimo rumore circumnaviga il lettone. Inciampa in una ciabatta e sbatte il ginocchio contro il legno duro. Impreca sottovoce, la donna lo fissa accigliata, ancorata al letto. L’ombra è ancora lì, ignara, aliena – Ssttt!! – sibila spaventata. Ora è all’altezza dell’ombra, le sta ormai dietro. Allunga le braccia per ghermire il corpicino tremante. Con un solo movimento, veloce e sicuro l’afferra per la vita e la solleva delicato. – Presa - guarda trionfante la moglie.- Zitto, se si sveglia passiamo i guai – Lui guarda la piccola tra le sue braccia. Dorme ancora profondamente.

– Non ce la faccio più, se cade e sbatte la testa?- sussurra lei dalle coltri.
- Domani chiama il medico, sta storia sta diventando pericolosa – Dice lui dopo aver rimesso la bimba a dormire nel suo lettino. – Ma perché sulla sponda del letto? Io non mi capacito.- Lui la guarda preoccupato e le schiocca un bacio leggero sulla fronte.

– Lo sai che nostra figlia ama il rischio - E riprendono le loro posizioni. – Le hai messo le sponde?-
- Si, amore mio. Mo famme durmì, domani tengo un’udienza.-
- Che discuti?-
- Una donna, ha ammazzato o’ marito-

- Motivo?-

- Soffriva di sonnambulismo -

 

 

scarda=donna bella e formosa

 
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